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SANTA CROCE
IN LIMITI

Così iniziò l’avventura
dei piccoli fratelli di Jesus Caritas

La campagna, con la sua povertà, la semplicità della vita, l’attenzione alle cose essenziali, la sua bellezza e la sua rude realtà è uno degli elementi caratterizzanti che hanno contribuito al formarsi della nostra realtà parrocchiale.

Secondo elemento è l’idea di comunità.  Non è possibile scindere il cammino della parrocchia di Limiti dall’idea di Comunità. Non è possibile separare il cammino della parrocchia di Limiti dalla nascita, dalla crescita e dall’evoluzione dei piccoli fratelli di Jesus Caritas. Si legge nei diari parrocchiali che, nei primi tempi di permanenza a Limiti, Gian Carlo Sibilia (oggi priore della Comunità) parlava di «equipe Iesus Caritas». Forse non era un’idea ben precisa di comunità ma certamente era un primo abbozzo da plasmare e modellare: l’idea di condurre una vita insieme, con modi di partecipazione diversi, a seconda che si fosse laici, religiosi, religose, giovani o anziani, tutti insieme proiettati verso l’obiettivo di camminare come gli apostoli avevano camminato con Gesù per le strade della Palestina e proprio per questo il testo di formazione e di catechesi, per tutti, è sempre stata la Parola di Dio.

Il terzo elemento è il lavoro. In mezzo ad una terra di contadini non si poteva fare soltanto un lavoro di tipo intellettuale, probabilmente la gente non avrebbe capito, avrebbe continuato a percepire come estraneo un lavoro fatto soltanto con la testa e non con le mani e avvertito come «diverso» chi lavorava soltanto con la penna. Dal miscelarsi di questi elementi e dall’incontro di persone aperte agli altri, disponibili a lavorare e a ricercare la volontà del Signore è nata la parrocchia di Santa Croce in Limiti.

Era verso la metà del 1970 quando due giovani: Gian Carlo Sibilia e Pietro Saffirio vennero a vivere qui a Limiti di Spello. Era già presente una moderna struttura di chiesa, non ultimata, sorta in mezzo alla campagna per volontà dell’allora vescovo di Foligno mons. Siro Silvestri su progetto dell’architetto Franco Antonelli.

Nei primi tempi della loro permanenza Gian Carlo e Piero cominciarono la loro opera da laici, allacciando contatti con i giovani del posto e le loro famiglie. Provenivano da un’esperienza di fraternità strettamente legata ai Piccoli Fratelli di Charles de Foucauld e lo stile di vita era fortemente ispirato al messaggio di questo prete francese. Gian Carlo e Piero erano però portatori (o scopritori?) di un aspetto nuovo: incarnare il messaggio di fraternità nella realtà ecclesiale locale, in una istituzione tradizionale come la parrocchia, in mezzo alla gente del posto con la quale si va a vivere e a condividere. A Limiti trovarono certamente un terreno adatto, o quanto meno vergine, visto che sostanzialmente, al di là di una struttura muraria non ultimata, la parrocchia non esisteva. Era tutto da realizzare e inventare giorno per giorno.

Il cammino iniziato continuava con l’ordinazione sacerdotale: prima Gian Carlo nell’ottobre del 1970 e poi Piero nel settembre del 1972. Poi arrivò molto giovane anche Leonardo. Tanti discorsi avviati dopo il loro arrivo, cominciavano a prendere forma: gli adulti erano stati coinvolti nel Consiglio Pastorale ed era veramente bello poter vedere gente che, con grande semplicità, buon senso e il coraggio di chi è abituato a non tirarsi indietro quando c’è da rimboccarsi le maniche, dava, senza tante parole, un contributo concreto alla comunità parrocchiale.

Piero aveva iniziato un’importante esperienza di lavoro manuale come bracciante agricolo presso l’azienda Ente Cellulosa del Castellaccio. Le origini contadine e la sua esperienza lo avevano portato vicino alla gente, permettendogli di condividere concretamente modi di sentire e di pensare. I giovani e i ragazzi di queste campagne, che dopo aver frequentato la scuola dovevano aiutare i genitori nel lavoro dei campi, trovarono in Piero un amico con cui aprirsi e parlare veramente di tutto, ivi compreso l’ultimo modello di trattore o l’andamento del raccolto.

Gradualmente la «chiesa di mattoni» veniva ultimata, si aggiungevano gli arredi, veniva consacrata dal vescovo mons. Giovanni Benedetti, si aggiungeva la Croce Gloriosa dello scultore Nicola Sebastio. Il cammino delle realtà giovanili, cominciato con varie iniziative da parte di improvvisati gruppi parrocchiali, era proseguito in modo più costante e impegnativo con lo scoutismo: l’obiettivo è sempre stato quello di dare ai ragazzi e ai giovani una forte formazione evangelica, comunitaria, sociale, culturale. Sì, anche sociale e culturale: la realtà di Limiti era una realtà rurale in cui lo studio, la cultura non erano sempre tenuti nella giusta considerazione. Spesso era necessario fare opera di persuasione presso le famiglie per far sì che continuassero a mandare i figli a scuola.

La formazione sociale e culturale si completava spesso con gli incontri, i viaggi, gli scambi. Si aveva la grande fortuna di veder passare tante persone provenienti da tutte le parti dell’Italia e del mondo; gli incontri erano occasione per aprire gli occhi e guardare fuori dalla nostra realtà. Memorabili restano le serate passate in compagnia di mons. Loris Capovilla, serate capaci di rievocare tutta la ricchezza della figura di papa Giovanni e di far respirare la novità e il travaglio del Concilio Vaticano II.

Importanti sono stati i contatti con la fraternità dei piccoli fratelli di Spello e in particolare con una figura straordinaria come quella di fratel Carlo Carretto convinto sostenitore dell’esperienza parrocchiale e comunitaria di Limiti.

La comunità parrocchiale, per venire incontro alle necessità degli studenti della parrocchia, aveva dovuto organizzare un servizio di trasporto autogestito con un vecchio pulmino in passato, quando l’automobile in tutte le famiglie era ancora un lusso, per raccogliere i bambini e i ragazzi del catechismo o le persone anziane per la campagna raccoglieva i ragazzi per raggiungere le scuole superiori di Foligno.

Limiti ha conosciuto anche un ordine di suore che per alcuni anni sono vissute nella parrocchia prestando il loro servizio tra la gente ed in particolare tra i più poveri ed emarginati: le suore Elisabettine. La loro opera fu di grande apporto nella valorizzazione e la promozione del mondo femminile, che abitualmente compariva poco nelle realtà ufficiali.

La storia di Limiti, a confronto di altre realtà parrocchiali, è relativamente breve, ma ricca di avvenimenti, di persone, di esperienze diverse che sono entrate in contatto, si sono intrecciate, si sono influenzate l’una con l’altra. Il cammino prosegue con l’alternante presenza di fratelli dal terre- moto del 1996 in poi, Gabriele, giunto da Roma ed immediatamente entrato nel cuore di tutti, con sorella Diomira e la sua disponibilità, con Michele, ed altri piccoli fratelli più giovani della Jesus Caritas.

Certamente l’ambiente rurale, rispetto a qualche anno fa, è cambiato. Ora c’è maggiore benessere, gli spostamenti sono più facili, le case più belle e confortevoli, il lavoro dei campi meno gravoso; ci sono aspetti nuovi che incidono sulla vita della parrocchia, ma il cammino prosegue nel costante sforzo di leggere i segni che il Signore propone per la crescita della nostra comunità parrocchiale.


Giuliano Pergolesi



Chiesa parrocchiale, opera dell'Architetto Franco Antonelli.


Croce Gloriosa di Nicola Sebastio collocata nella parte centrale della Chiesa.


Ogni anno la parrocchia organizza un campo per le famiglie.