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ABBAZIA DI SASSOVIVO L’abbazia prende il
nome dal luogo: questa zona si chiama Sassovivo, “sasso”, “roccia” e questo terreno pur essendo roccioso possiede due
sorgenti d’acqua, quindi “l’acqua fa vivere la roccia”. Intorno all’anno
1000 il monaco Mainardo assieme a Dionisio vennero a stabilirsi in questa zona
per vivere in solitudine dove già c’erano altri eremiti. Pochi anni dopo
Mainardo diede inizio a una vita comunitaria e quindi fu il fondatore. La comunità adottò
la regola de san Benedetto. Il moto “ora et labora” fu alla base della
vita dei monaci. I primi documenti che parlano di una “vita monastica a
Sassovivo” sono del 1066 e 1080. Certamente nel 1084 lo stile di vita era
passato da eremitica a cenobitica (monastica) e in quel periodo Mainardo è
nominato col titolo di “abate”. I monaci di
Sassovivo erano ben noti per la loro vita di santità e anche per il potere
economico del monastero. Fin dall’inizio la comunità fu guidata da uomini
saggi: abati ed economi competenti. Sul finire del XII secolo i possedimenti
dell’abbazia erano152 tra chiese, conventi e lazzaretti (ospedali per i
lebbrosi). Tutto ciò si deve anche al fatto che nel 1138, Papa Innocenzo II
decretò l’abbazia sotto la diretta protezione della Santa Sede e concesse
(all’abate Michele) il privilegio di amministrare il patrimonio
indipendentemente dall’autorità ecclesiastica locale. La comunità fondata
da Mainardo rimase fino al 1467 quando l’ultimo abate eletto dal capitolo,
Tommaso da Foligno, morì. Da quella data iniziò il periodo degli abati
commendatari, il primo dei quali fu il cardinal Filippo Calandrini. Egli venne
per prendere possesso dell’intero patrimonio nel settembre 1467. Dopo di lui,
il suo successore, Marco Barbo, affidò l’abbazia a monaci benedettini del Monte
Oliveto. Gli olivetani hanno
vissuto qui fino agli inizi del XIX secolo. Con un decreto del Papa Pio VII, il
30 settembre 1803, la vita monastica in Sassovivo si concluse definitivamente.
Da allora l’abbazia vide un lungo periodo di abbandono e declino in generale.
Nel 1865 tutto l’edificio fu confiscato dallo stato. Una parte fu venduta alla
famiglia Clarici di Foligno e un’altra ridata alla diocesi di Foligno. Dal 1951 al 1957,
un piccolo gruppo di monaci benedettini furono accolti qui dopo essere fuggiti
dal regime comunista in Praga. Finalmente nel 1979
il vescovo di Foligno affidò la custodia di questo luogo alla comunità dei
Piccoli Fratelli di Jesus Caritas del padre Charles
de Foucauld. A partire da quel momento è iniziato un nuovo periodo di rinascita
per questa antica e gloriosa abbazia. Il chiostroIl chiostro in
genere era un’area (un cortile) che collegava i tre luoghi più importanti del
monastero: chiesa, refettorio e sala capitolare. In seguito ebbe la funzione di
raccogliere l’acqua piovana (generalmente i monasteri venivano costruiti in
luoghi alti o desertici). Progressivamente fu assumendo un significato
spirituale e teologico. Il pozzo collocato nella parte centrale simboleggia
Cristo “sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” come afferma il
vangelo di Giovanni. Il chiostro di
Sassovivo è considerato un “gioiello architettonico”. Troviamo da una parte una
scritta che ci informa circa la data, 1229; il nome dell’abate Angelo e quello
del maestro dell’opera, Pietro di Maria. I documenti pervenutici affermano che
il chiostro fu costruito a Roma, copia identica di uno già esistente
all’abbazia dei Santi Quattro Coronati che in quel tempo dipendeva da
Sassovivo. L'affresco della Vergine. A Sassovivo è sempre stata molto venerata la vergine Maria, per merito del dotto beato Alano da Vienna che qui visse a lungo, morendovi nel 1313. Nel chiostro è visibile un affresco del XIV secolo che la rappresenta in trono, con il Bambino in braccio. [ INIZIO ] [ NOTE ] |
Il quaderno del pellegrino all'ingresso della Cripta san Marone. ![]() Il Chiostro, opera mirabile che decora l'Abbazia - 1229. Momento di fraternità. |